I libri di musica si possono dividere grossolanamente in tre grandi categorie: quelli che parlano della storia della musica e dei suoi autori, quelli introduttivi alla musica e alla sua filosofia e quella di musica propriamente detti che propongono spartiti e basta.
La prima categoria è di piacevolissima lettura: studiare l’evoluzione dai primi strumenti a percussione fino alle ultime avanzatissime tecnologie digitali è un viaggio affascinante per il quale vale la pena sacrificare parte del proprio tempo libero; anche la vita dei musicista può essere molto interessante, basti pensare che la maggioranza dei grandissimi avevano grossi problemi: dall’autismo alle patologie nevrotiche.
I libri che invece ci introducono all’immenso mondo della musica sono in genere di lettura scorrevole ma necessitano di grande applicazione. Il lettore imparerà la durata di ogni simbolo, cosa rappresenta la sua posizione sul pentagramma e soprattutto come l’unione di tutti questi crei, nei casi migliori, un’armonia quasi magica. I primi mesi possono risultare un po’ duri e noiosi ma i risultati che si possono conseguire ripagano abbondantemente. Pensate a questo: John Lennon era autodidatta, se si fosse stancato oggi non potremmo ascoltare “Imagine”.
I libri solo di spartiti sono ovviamente per coloro che hanno conoscenze avanzate ma per chi le possiede il tutto si dispiega davanti con la chiarezza di un’equazione matematica.
Buon ascolto e buona lettura allora e ricordate: la musica non è solo sette note su di un pentagramma.
|